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Antonio Lo Schiavo 7°
di S.Marina


 


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Archivio Storico Eoliano

La società della Malvasia

Ma Salina non vive solo per la Società Eolia. A metà degli anni 30 ha ripreso il commercio della malvasia e se ne spediscono 400 ettolitri. Ben poca cosa rispetto ai 3.700 hl degli anni 80 del precedente secolo, ma comunque un bel risultato se paragonato ai 50 hl degli anni 20.
L’11 gennaio 1930 era uscita una legge, la n.62, che dava la possibilità di creare consorzi per la difesa dei vini tipici. E un paio di mesi dopo si incontrano alla sede dell’ Eolia i principali produttori di malvasia di Salina e Stromboli. Dopo una scaramuccia sul nome giacchè diversi salinari non sono convinti di dover mantenere il toponimo Lipari, si decide di chiamare il prodotto sulle etichette Malvasia delle Lipari.
Il compito di costituire il Consorzio viene dato ad una commissione interisole che però é troppo ampia ed un anno dopo non si è ancora riunita una volta. Lo costatano i produttori di Santa Marina che si sono autoconvocati e decidono di andare avanti senza perdere altro tempo. Ma le pastoie burocratiche sono notevoli e passeranno anni per avere il riconoscimento del nome che verrà sancito nel 1942 con decreto ministeriale del 23 settembre. Nell’immediato nasce una impresa denominata “Società della Malvasia”, ad opera di Nino Lo Schiavo, Giuseppe Re e Giuseppe Giuffré per l’imbottigliamento, l’etichettamento e la commercializzazione del prodotto. E nel 1939 la società riesce a rilevare dai produttori 9.600 litri pari a circa il 50% della produzione dell’anno.
Sull’esempio della “Società della Malvasia” sorgono altre iniziative a Santa Marina e a Malfa con centri di smistamento a Messina o Napoli.
La vitalità dei commerci stimola anche iniziative nei trasporti marittimi e nel 1938 il patron Salvatore Cincotta a Malfa mette in mare un nuovissimo motoveliero, il “San Lorenzo”, che vuole riproporre l’attività mercantile come avveniva un tempo.

antonio 7° Lo schiavo di S.Marina